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Conflitto e turnover

Crisi dirigenziale: quando il CEO e il board non vanno d'accordo.

Un conflitto fra CEO e board è più pericoloso della partenza del CEO stesso, perché paralizza le decisioni mentre l'azienda continua a perdere tempo. La soluzione non è sempre la sostituzione: a volte serve una mediazione, una ridefinizione del mandato, o un CEO ad interim che faccia da ponte. Ecco come la gestisco.

Riconoscere i segnali di crisi dirigenziale

Il conflitto diventa critico quando si manifesta in decisioni bloccate, fughe di dirigenti, comunicazioni contraddittorie agli stakeholder, o quando il CEO inizia a prendere decisioni senza informare il board. Riconoscerli presto permette di intervenire prima che il danno diventi strutturale.

  • Decisioni strategiche rimandate più volte.
  • Management team diviso in fazioni.
  • Comunicazioni esterne non allineate.
  • Aumento del turnover tra i diretti riporti del CEO.
  • Divergenze pubbliche fra CEO e presidente.

La mediazione prima della sostituzione

In alcuni casi il conflitto nasce da un mandato poco chiaro o da aspettative non allineate. Prima di sostituire il CEO, conviene fare una mediazione strutturata: un incontro con presidente, CEO e advisor esterno per ridefinire ruoli, KPI e autonomia decisionale.

  • Riscrittura del mandato e dei KPI a 90 giorni.
  • Definizione chiara dei poteri del CEO e dei veto del board.
  • Mentoring o coaching per il CEO se il problema è di stile.
  • Piano di allineamento comunicazione esterna.

Quando serve un AD ad interim

La sostituzione diventa necessaria quando: il conflitto è personale e non risolvibile; il CEO ha perso la fiducia del board; l'azienda è in crisi e serve una direzione unica; il fondo o la famiglia richiede neutralità esterna.

  • Fiducia del board irrimediabilmente compromessa.
  • Crisi finanziaria o operativa che richiede decisioni rapide.
  • Conflitto fra azionisti che paralizza il CDA.
  • Necessità di una figura neutra per traghettare.

Gestire la comunicazione durante la crisi

La comunicazione è metà della soluzione. Internamente serve chiarezza su chi decide cosa. Esternamente serve un messaggio unico verso banche, clienti e fornitori. Ogni voce diversa alimenta incertezza e fughe di valore.

  • Messaggio unico del presidente o del board.
  • Incontri one-to-one con i dirigenti chiave.
  • Comunicazione tempestiva a banche e istituzionali.
  • Gestione riservata fino alla decisione formale.
Dalla mia esperienzaHo visto aziende distruggere valore non per il conflitto in sé, ma per il silenzio che lo circondava. Un board che parla chiaramente, anche per dire cose scomode, mantiene la fiducia di banche e management. Un board che tace perde tutto.
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Domande ricorrenti

Come si gestisce un conflitto fra CEO e board?
Prima si cerca di ridefinire il mandato e i KPI. Se il conflitto è personale o di fiducia, si valuta un AD ad interim che garantisca neutralità e continuità.
Quando è giusto sostituire il CEO?
Quando il CEO ha perso la fiducia del board, quando l'azienda è in crisi e serve direzione unica, o quando il conflitto blocca decisioni strategiche da troppo tempo.
L'AD ad interim può mediare fra azionisti?
Sì, spesso l'interim è l'unica figura che tutte le parti percepiscono come neutra. La mediazione però non sostituisce le decisioni del CDA o dell'assemblea.
Cosa rischia l'azienda se il conflitto resta sottotraccia?
Perde tempo, talento, fiducia delle banche e spesso clienti chiave. Il danno maggiore è la paralisi decisionale, non lo scontro in sé.
Qual è il primo passo se il board è diviso?
Convocare una sessione di allineamento con un advisor esterno o con l'interim designato, per separare i problemi di governance dai problemi operativi.
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