Internazionalizzazione.
Le quattro decisioni che determinano l'esito
Nei progetti che ho visto fallire il problema non era mai il prodotto. Era che una di queste quattro decisioni era stata presa per inerzia invece che per scelta.
- Quale mercato. Non il più grande, ma quello dove il prodotto risolve un problema reale e la distribuzione è raggiungibile.
- Quale forma di presenza. Distributore, agente, filiale, joint venture o acquisizione. Cambia il controllo, cambia il margine, cambia il capitale.
- Chi sta sul posto. Un mercato gestito solo da remoto non parte. Serve qualcuno che parli la lingua e stia nelle stanze giuste.
- Quanta cassa fino al pareggio. Se non è scritta prima, il progetto viene chiuso al primo trimestre difficile, che arriva sempre.
Le forme di presenza, in ordine di impegno
- Export indiretto. Si vende a chi esporta. Costo minimo, margine minimo, nessun apprendimento sul mercato.
- Distributore o agente locale. Ingresso rapido, ma il cliente è suo e non tuo. Vanno scritti obiettivi minimi e clausole di uscita.
- Filiale commerciale. Controllo del cliente e del prezzo, costo fisso da 150.000 euro l'anno in su in Europa occidentale.
- Joint venture. Accesso a una rete già costruita, in cambio di governance condivisa e di conflitti da gestire.
- Acquisizione. La via più rapida e la più cara: compri clienti, persone e problemi insieme.
Il piano dei primi ventiquattro mesi
- Mesi 1-3. Selezione del mercato con dati, non con intuizioni. Analisi del prezzo sostenibile e della struttura di costo locale.
- Mesi 4-6. Scelta della forma di presenza, contrattualistica, prima figura commerciale sul posto.
- Mesi 7-12. Primi clienti di riferimento, adattamento dell'offerta, costruzione della credibilità locale.
- Mesi 13-18. Passaggio da vendite episodiche a pipeline gestita, primi processi stabili.
- Mesi 19-24. Pareggio operativo atteso e passaggio della gestione alla struttura interna.
Perché questo percorso lo conosco da entrambi i lati
Sono svedese, vivo a Milano dal 2012 e ho passato la carriera sul confine fra i due mercati. Ho avviato da zero il mercato italiano per un gruppo estero, ho fondato e poi venduto un'azienda in Italia, e come Group CMO di LeoVegas ho gestito un budget di 120 milioni di euro su più paesi, portando i ricavi del mercato italiano da 3 a 18 milioni di euro. Il gruppo è stato poi acquisito da MGM Resorts per 607 milioni di euro. Quando dico che un mercato nuovo richiede diciotto mesi lo dico avendo pagato il conto di quei diciotto mesi.
Come lavoro su un progetto di internazionalizzazione
Entro con un mandato a termine, in genere fra dodici e ventiquattro mesi, come export manager ad interim o come direttore dedicato al progetto. Non consegno uno studio di fattibilità: apro il mercato, scelgo le persone, negozio i primi contratti e lascio in azienda una struttura che funziona senza di me. Se il mercato di destinazione è il Nord Europa, il percorso è descritto nel dettaglio nella pagina su espansione fra Italia e paesi nordici.
Domande ricorrenti
- Cosa significa internazionalizzazione?
- Internazionalizzazione è il processo con cui un'impresa estende la propria attività oltre il mercato domestico: esportazione, apertura di una filiale, produzione all'estero, accordi distributivi o acquisizioni. Non coincide con l'export: l'export è il primo gradino, l'internazionalizzazione è la struttura che lo rende stabile.
- Quando conviene internazionalizzare?
- Quando il mercato domestico limita la crescita, quando il prodotto ha un vantaggio difendibile anche fuori dall'Italia e quando l'azienda ha margine e cassa sufficienti a sostenere dodici-ventiquattro mesi di investimento prima del ritorno. Internazionalizzare per compensare un calo di vendite in Italia è quasi sempre una fuga in avanti.
- Quali sono le forme di internazionalizzazione?
- Export diretto, export tramite distributore o agente, filiale commerciale, joint venture, produzione locale, acquisizione di un operatore già presente. Il costo e il controllo crescono in quest'ordine, e la scelta dipende da marginalità del prodotto e da quanto servizio locale richiede.
- Quanto costa aprire un mercato estero?
- Per un mercato europeo con una figura commerciale locale, marketing di ingresso e struttura minima, l'investimento tipico per una PMI è fra 150.000 e 400.000 euro nel primo anno. Il pareggio arriva di norma fra il diciottesimo e il trentesimo mese.
- Serve un temporary export manager?
- È la formula più efficiente quando l'azienda non ha ancora volumi tali da giustificare un export manager assunto. Un manager a tempo apre il mercato, costruisce la rete e imposta i processi, poi lascia in casa una struttura che un profilo più junior può gestire.
- Perché i paesi nordici sono un buon mercato per le aziende italiane?
- Perché il potere d'acquisto è alto, i processi decisionali sono rapidi e trasparenti, e il prodotto italiano di qualità gode di un premio di prezzo reale. La barriera non è commerciale ma culturale: la relazione si costruisce in modo diverso rispetto al sud Europa, e sbagliare quel registro costa mesi.
- Quali errori fanno più spesso le PMI italiane all'estero?
- Affidarsi al primo distributore che si propone senza obiettivi contrattuali, replicare il listino italiano senza considerare la struttura di costo locale, gestire il mercato da remoto senza nessuno sul posto, e valutare il risultato dopo sei mesi quando il ciclo di vendita ne richiede diciotto.
- Come si sceglie il primo mercato?
- Con tre filtri in quest'ordine: dove il prodotto risolve un problema reale a un prezzo sostenibile, dove la struttura distributiva è raggiungibile senza investimenti enormi, e dove l'azienda ha già un qualsiasi aggancio, anche debole. Il mercato più grande quasi mai è il primo giusto.
- Quanto dura un mandato di internazionalizzazione?
- Da dodici a ventiquattro mesi. Meno di dodici non basta a chiudere un ciclo di vendita completo in un mercato nuovo, oltre i ventiquattro il ruolo dovrebbe essere già passato a una struttura interna.
- Servono contributi pubblici per internazionalizzare?
- Esistono strumenti a supporto, ma non sono il motivo per cui un progetto funziona. Un piano che sta in piedi solo grazie al contributo è un piano che non sta in piedi.
Descrivi la tua sfida.
Rispondo entro 24 ore. Se posso risolverlo, te lo dico subito. Se non posso, te lo dico ancora prima.
- 1. Leggo io, non un assistente.
- 2. Rispondo entro 24 ore, anche se è un no.
- 3. Se ha senso, call di 30 minuti entro 48 ore.