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Crisi d'impresa

Procedure concorsuali.

Le procedure concorsuali sono gli strumenti giudiziali che regolano la crisi o l'insolvenza di un'impresa coinvolgendo tutti i creditori insieme, secondo la par condicio. In Italia sono disciplinate dal Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, che dal 2022 ha sostituito la legge fallimentare: la liquidazione giudiziale ha preso il posto del fallimento, il concordato preventivo resta lo strumento centrale di regolazione con continuità o liquidatorio, e accanto ad esse esistono strumenti non concorsuali come il piano attestato e la composizione negoziata.

Quali sono le procedure concorsuali oggi

Dopo il Codice della crisi la mappa è questa. Le prime tre sono procedure concorsuali in senso proprio, le ultime due sono strumenti di regolazione anticipata che servono a evitarle.

  • Liquidazione giudiziale: sostituisce il fallimento. L'impresa cessa, un curatore liquida l'attivo e ripartisce il ricavato fra i creditori.
  • Concordato preventivo: proposta ai creditori, in continuità aziendale o liquidatoria, approvata dalle classi e omologata dal tribunale.
  • Liquidazione controllata del sovraindebitato: per i soggetti non fallibili, imprenditori minori, professionisti e consumatori.
  • Accordi di ristrutturazione dei debiti: accordo con creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti, omologato dal tribunale.
  • Piano attestato di risanamento e composizione negoziata: strumenti stragiudiziali, riservati, che non aprono un concorso fra creditori.

Chi può essere sottoposto a procedura concorsuale

Non tutte le imprese rientrano. Il Codice esclude dalla liquidazione giudiziale l'impresa minore, cioè quella che nei tre esercizi precedenti resta sotto tutte e tre queste soglie.

  • Attivo patrimoniale annuo non superiore a 300.000 euro.
  • Ricavi lordi annui non superiori a 200.000 euro.
  • Debiti complessivi, anche non scaduti, non superiori a 500.000 euro.
  • Sotto queste soglie si applicano le procedure da sovraindebitamento, non la liquidazione giudiziale.

Chi le può chiedere

La legittimazione cambia secondo la procedura, e cambia anche il tempo che resta all'azienda per scegliere.

  • Il debitore: può chiedere concordato, accordi, composizione negoziata e anche la propria liquidazione giudiziale.
  • I creditori: possono chiedere la liquidazione giudiziale del debitore insolvente.
  • Il pubblico ministero: quando l'insolvenza risulta da un procedimento penale o da segnalazioni qualificate.
  • Nessuno può imporre all'azienda un concordato o una composizione negoziata: quelli restano scelte del debitore.

Cosa succede al management durante la procedura

È la domanda che mi fanno per prima gli imprenditori, e la risposta dipende interamente dalla procedura scelta. Chi arriva presto mantiene il volante, chi arriva tardi lo consegna.

  • Composizione negoziata: l'imprenditore resta pienamente in carica, l'esperto facilita ma non gestisce.
  • Concordato in continuità: il management resta in carica sotto la vigilanza del commissario giudiziale.
  • Concordato liquidatorio: la gestione è di fatto svuotata, il liquidatore prende il controllo dell'attivo.
  • Liquidazione giudiziale: gli organi sociali decadono dalla gestione, subentra il curatore.
  • In tutti i casi resta in capo agli amministratori la responsabilità per quanto fatto prima, non solo durante.

Tempi e costi indicativi

Cifre di mercato che uso per far ragionare un consiglio prima di scegliere. Variano molto per dimensione e per numero di creditori.

  • Composizione negoziata: 180 giorni prorogabili, compenso dell'esperto a tariffa ministeriale, spesso fra 15.000 e 60.000 euro.
  • Accordo di ristrutturazione: sei-dodici mesi dalla trattativa all'omologa.
  • Concordato preventivo: dodici-ventiquattro mesi fino all'omologa, più il periodo di esecuzione del piano.
  • Liquidazione giudiziale: pluriennale, con recupero per i chirografari spesso a una cifra percentuale.
  • Costi professionali del concordato: advisor, attestatore e legali pesano tipicamente fra il due e il cinque per cento dell'attivo.

Come si sceglie lo strumento

Il criterio non è giuridico ma industriale. Prima di guardare la procedura guardo tre cose: se l'azienda genera margine operativo positivo una volta tolto il debito, quanta cassa resta in settimane, e se esiste ancora fiducia da parte di banche e fornitori strategici.

  • Margine positivo e cassa per almeno tre mesi: composizione negoziata o piano attestato.
  • Margine positivo ma debito insostenibile e creditori numerosi: accordo di ristrutturazione o concordato in continuità.
  • Margine strutturalmente negativo senza prospettiva di recupero: concordato liquidatorio o liquidazione giudiziale, prima che il danno cresca.
  • Cassa già esaurita e banche chiuse: lo spazio di scelta è finito, restano le procedure liquidatorie.

L'errore che costa di più

Arrivare tardi. Fra il momento in cui i numeri smettono di funzionare e il momento in cui l'imprenditore chiama un professionista passano in media molti mesi, e in quei mesi si consuma esattamente la cassa che avrebbe reso praticabile una soluzione in continuità. Le procedure che salvano l'azienda richiedono liquidità residua per essere negoziate: senza di quella restano solo quelle che la chiudono.

Dalla mia esperienzaNei tavoli a cui ho partecipato la variabile che decideva l'esito non era mai la bravura dell'avvocato. Era se l'azienda aveva ancora in mano un piano di cassa credibile a tredici settimane. Con quello in mano si negozia, senza quello si subisce, qualunque procedura si scelga.
Scritto da Niklas Lindahl, CEO ad interim e turnaround manager a Milano dal 2012.
Contenuto basato su mandati diretti, non su ricerca desk.
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Domande ricorrenti

Quali sono le procedure concorsuali in Italia?
Liquidazione giudiziale, concordato preventivo, liquidazione controllata del sovraindebitato e, in senso lato, gli accordi di ristrutturazione dei debiti omologati. Il piano attestato di risanamento e la composizione negoziata sono invece strumenti stragiudiziali che non aprono un concorso fra creditori.
Che differenza c'è tra fallimento e liquidazione giudiziale?
È lo stesso istituto con un nome nuovo. Dal 15 luglio 2022 il Codice della crisi ha sostituito il termine fallimento con liquidazione giudiziale, eliminando anche la terminologia stigmatizzante come fallito. La sostanza, cioè lo spossessamento e la liquidazione dell'attivo da parte di un curatore, resta.
Chi può chiedere l'apertura di una procedura concorsuale?
Il debitore, i creditori e in alcuni casi il pubblico ministero possono chiedere la liquidazione giudiziale. Il concordato preventivo, gli accordi di ristrutturazione e la composizione negoziata possono invece essere attivati solo dal debitore.
Quanto durano le procedure concorsuali?
La composizione negoziata dura 180 giorni prorogabili. Un accordo di ristrutturazione richiede in genere sei-dodici mesi fino all'omologa, un concordato preventivo dodici-ventiquattro mesi, la liquidazione giudiziale spesso diversi anni.
L'imprenditore perde il controllo dell'azienda?
Dipende dallo strumento. Nella composizione negoziata resta pienamente in carica, nel concordato in continuità resta sotto la vigilanza del commissario giudiziale, nella liquidazione giudiziale la gestione passa al curatore.
Quali imprese non sono soggette a liquidazione giudiziale?
Le imprese minori, cioè quelle che nei tre esercizi precedenti sono rimaste sotto 300.000 euro di attivo, 200.000 euro di ricavi e 500.000 euro di debiti. Per loro valgono le procedure da sovraindebitamento.
Si può continuare a lavorare durante una procedura concorsuale?
Sì, nel concordato in continuità e nella composizione negoziata l'attività prosegue, e questo è esattamente il loro scopo. Servono però autorizzazioni per gli atti di straordinaria amministrazione e per la nuova finanza prededucibile.
I contratti in corso restano validi?
Nella continuità sì, e il Codice vieta ai fornitori di risolvere i contratti essenziali per il solo fatto della domanda. Nelle procedure liquidatorie il curatore decide caso per caso se subentrare o sciogliersi.
Quanto costa una procedura concorsuale?
Fra advisor, attestatore e legali un concordato assorbe tipicamente dal due al cinque per cento dell'attivo. La composizione negoziata è molto più leggera: il compenso dell'esperto segue una tariffa ministeriale e si colloca spesso fra 15.000 e 60.000 euro.
Cosa rischiano gli amministratori?
L'azione di responsabilità per aggravamento del dissesto, quando non hanno istituito assetti adeguati alla rilevazione tempestiva della crisi o non si sono attivati senza indugio. Il ritardo, non la crisi in sé, è il fattore di rischio principale.
Conviene attivare prima la composizione negoziata?
Quasi sempre sì, quando resta cassa per almeno qualche mese. È riservata, non toglie poteri all'imprenditore e permette di arrivare a una procedura concorsuale, se servirà, con un piano già negoziato invece che improvvisato.
Serve un manager esterno durante una procedura?
Serve quando il management in carica non ha più credibilità davanti a banche e creditori, oppure quando non ha mai gestito una trattativa di questo tipo. In quei casi un Chief Restructuring Officer o un amministratore delegato ad interim con deleghe su cassa e rapporti bancari cambia l'esito del tavolo.
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