Selezione del personale dirigenziale
In cosa differisce dalla selezione ordinaria
Non è la stessa attività svolta su stipendi più alti. Cambia la logica.
- Il bacino è chiuso e conosciuto: per un ruolo apicale nel tuo settore le persone realmente capaci di farlo sono fra trenta e ottanta in tutta Italia.
- I candidati migliori non rispondono agli annunci perché stanno lavorando bene dove sono.
- Il costo dell'errore non è il costo della ricerca: è una-due annualità di retribuzione, più i danni delle decisioni prese o non prese nel frattempo.
- La valutazione tecnica conta meno del fit con il contesto: la stessa persona è eccellente in una scale-up e inadeguata in una ristrutturazione.
- La decisione finale è della proprietà o del consiglio, non della funzione risorse umane.
Cosa valutare davvero in un candidato C-level
Cinque dimensioni, in ordine di potere predittivo sul risultato a diciotto mesi.
- Risultati ottenuti in contesti comparabili per dimensione, settore e fase, con numeri verificabili e non attribuiti genericamente al team.
- Comportamento sotto pressione reale: cosa ha fatto quando i numeri non tornavano, chi ha licenziato, quale decisione impopolare ha preso e quando.
- Rapporto con l'azionista: sa lavorare con una proprietà presente, con un fondo, con un consiglio diviso.
- Capacità di costruire squadra: quante persone assunte da lui sono ancora in ruolo dopo tre anni.
- Motivazione reale a prendere proprio questo mandato, che quasi mai coincide con quella dichiarata al primo colloquio.
Il percorso di valutazione
Quattro passaggi che coprono in genere sei-otto settimane, dal primo contatto alla decisione.
- Colloquio esplorativo di novanta minuti sul percorso, con ricostruzione cronologica e non tematica.
- Colloquio di approfondimento su due o tre situazioni critiche, con domande sui fatti e non sulle opinioni.
- Prova di lavoro reale: analisi dei numeri dell'azienda e presentazione di un piano a novanta giorni davanti alla proprietà. È il passaggio che separa chi sa raccontare da chi sa fare.
- Referenze condotte direttamente da chi decide, non delegate: tre-cinque chiamate a ex azionisti, ex membri del consiglio ed ex riporti diretti.
Le referenze: come si fanno sul serio
Una referenza di cortesia non serve a niente. Le domande che producono informazione sono sempre le stesse quattro: qual era la situazione esatta quando è arrivato, che cosa ha cambiato lui personalmente, che cosa non ha funzionato, e se lo riprenderebbe oggi per quale tipo di mandato e per quale no. L'ultima domanda è quella che conta, perché nessuno dice mai no in assoluto ma tutti specificano volentieri il perimetro.
Gli errori che fanno fallire l'inserimento
Nella pratica italiana si ripetono cinque errori, tutti a monte del candidato.
- Brief vago: nessuno sa dire con quali tre numeri si misura il successo del ruolo a diciotto mesi.
- Deleghe non scritte: si assume un direttore generale e poi la proprietà continua a firmare tutto.
- Processo lento: le persone valide hanno due alternative e si perdono fra il secondo e il terzo colloquio.
- Nessun inserimento strutturato: il primo giorno il nuovo arrivato riceve una scrivania e nessun mandato esplicito verso la squadra.
- Valutazione fatta solo sul carisma del colloquio, senza mai verificare un numero.
Quando la selezione va affiancata da una copertura immediata
Se la posizione è già vuota e l'azienda sta prendendo decisioni rilevanti, la selezione corretta richiede comunque quattro-sei mesi. In quei casi la sequenza efficace è doppia: un manager che entra in cinque-dieci giorni con procura formale e obiettivi scritti, e la selezione del titolare che prosegue in parallelo. Il vantaggio non è solo operativo: dopo tre mesi con qualcuno che ha fatto davvero il ruolo, la proprietà sa con molta più precisione che tipo di persona sta cercando.
Dalla mia esperienzaLa prova più predittiva che conosco costa mezza giornata: dare al candidato i numeri veri dell'azienda e chiedergli un piano a novanta giorni da presentare alla proprietà. Chi ha davvero fatto il ruolo arriva con tre priorità e una lista di cose che non farà. Chi non lo ha fatto arriva con una analisi.
Domande ricorrenti
- Cos'è la selezione del personale dirigenziale?
- È il processo di valutazione e scelta di figure apicali, che valuta la capacità di ottenere risultati in un contesto specifico attraverso la ricostruzione verificata dei risultati passati, prove di lavoro reali e referenze dirette.
- Che differenza c'è con la selezione del personale ordinaria?
- Il bacino è chiuso e conosciuto, i candidati migliori non rispondono agli annunci, il costo di un errore vale una-due annualità di retribuzione e la decisione finale spetta alla proprietà o al consiglio, non alla funzione risorse umane.
- Chi può fare selezione del personale in Italia?
- Le agenzie per il lavoro autorizzate dal Ministero, le società di ricerca e selezione iscritte all'albo informatico, i consulenti del lavoro e gli ordini professionali abilitati, oltre naturalmente all'azienda stessa per le proprie assunzioni dirette.
- Quanto dura la selezione di un dirigente?
- Sei-otto settimane dalla prima long list alla decisione, quattro-sei mesi fino all'ingresso effettivo considerando il preavviso, che per un dirigente in Italia arriva comunemente a sei mesi.
- Quali prove hanno davvero valore predittivo?
- La ricostruzione cronologica verificata dei risultati, il comportamento in due o tre situazioni critiche reali, una prova di lavoro sui numeri veri dell'azienda e referenze condotte direttamente da chi decide.
- I test psicoattitudinali servono per un ruolo apicale?
- Hanno un valore marginale rispetto alla verifica dei risultati. Possono essere utili come strumento di conversazione sul modo di lavorare, non come criterio di esclusione.
- Quante persone devono partecipare alla decisione?
- Tre al massimo con potere di voto: chi rappresenta la proprietà, chi presiede il consiglio e il riporto più rilevante. Oltre questo numero la decisione si sposta sul candidato meno divisivo, che quasi mai è il migliore.
- Quanto costa affidare la selezione a una società esterna?
- Fra il 18 e il 33 per cento della retribuzione annua lorda a seconda del modello a successo o retained, con un minimo tipico fra 20.000 e 45.000 euro per un ruolo apicale.
- Cosa fare se la posizione è già vuota?
- Separare le due esigenze: coprire il ruolo con un manager ad interim che entra in cinque-dieci giorni con deleghe piene, e condurre la selezione del titolare in parallelo, senza la pressione che fa scegliere male.
Descrivi la tua sfida.
Rispondo entro 24 ore. Se posso risolverlo, te lo dico subito. Se non posso, te lo dico ancora prima.
- 1. Leggo io, non un assistente.
- 2. Rispondo entro 24 ore, anche se è un no.
- 3. Se ha senso, call di 30 minuti entro 48 ore.